Istruzione negata per milioni di rifugiati

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Istruzione negata per milioni di rifugiati

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Category : News

Andare a scuola viene spesso considerato un peso dalla maggior parte dei bambini.
Quante volte ci siamo alzati dal letto mugugnando di voler dormire altri cinque minuti, o lamentati del fatto che sia un impegno a dir poco noioso dover fare ben tredici anni almeno di scuola, per non parlare delle materie che odiavamo o di quel professore che proprio non riuscivamo a digerire.

Ci sembra una cosa talmente scontata, talmente ovvia che – almeno fino ad una certa età – non riusciamo ad apprezzare il privilegio di andare a scuola.
Sì, perché invece di essere un diritto quale è, andare a scuola è un privilegio.
Si potrebbe pensare che in un paese come il nostro l’istruzione sia messa a beneficio di tutti senza alcun tipo di discriminazione o preclusione, e invece non è così.

La mancanza di istruzione non si limita ad abbracciare quelle parti del mondo in via di sviluppo, quelle in cui diamo per scontato che manchi.

Nel mondo ci sono, all’incirca, 4 milioni di bambini e bambine a cui è negato l’accesso alle scuole, e non stiamo parlando di bambini appartenenti esclusivamente a paesi poveri, ma di bambini rifugiati in nazioni che non fanno parte del terzo mondo… come il nostro.

Solo il 23% dei bambini rifugiati accede alla scuola secondaria e a malapena l’1% a quella superiore.

Il diritto all’istruzione è anche una garanzia, perché quei 4 milioni di bambini tra una decina di anni saranno adolescenti, poi adulti, che potranno godere di benefici, avranno maggiori probabilità di trovare lavoro, e saranno ben integrati nella società contribuendo ad essa.

Fra quei quattro milioni di bambini, sono le bambine a risentire in maniera ancora più pesante di questa preclusione, perché tra i due generi si privilegiano i maschietti, meccanismo che purtroppo va avanti dai tempi dei tempi ed in ogni ambito. Quelle bambine, non andando a scuola, rischiano di finire preda degli sfruttatori, di subire abusi e di incorrere in matrimoni precoci.

Quando passa alla tv una notizia o un documentario in cui si spiega la mancanza di istruzione nei paesi del terzo mondo tutti si intristiscono e subito commentano indicando il loro disappunto, ma quando sono bambini, perché sempre di loro si tratta, che sono rifugiati nel nostro paese ed è loro negata l’istruzione improvvisamente ci si gira dall’altra parte.

Tutti siamo responsabili di questa negazione, e dovremmo rifletterci perché i bambini a cui neghiamo la scuola oggi saranno gli adulti di domani che non potranno far parte di una società che invece ha bisogno di ognuno di loro.